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Giovedì 17 Gennaio 2019 - Aggiornato alle 23:10
ISPICA - 11/12/2018
Attualità - Incontro a Palermo tra il sindaco e l’assessore regionale ai beni culturali

Ispica chiede iscrizione nel Patrimonio Umanità Unesco

Tra i monumenti da inserire nella lista il loggiato della Basilica di S. Maria Maggiore Foto Corrierediragusa.it

Ispica vuole entrare a pieno titolo nel circuito «Le città tardo barocche del Val di Noto» riconosciute dall’Unesco. Le città tardo barocche del Val di Noto è un sito seriale inserito dall’Unesco nella lista del Patrimonio dell’umanità nel 2002 che comprende attualmente otto città (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli) del distretto del Val di Noto, colpite dal terremoto nel 1693. Queste città vennero ricostruite in un gusto tardo-barocco unitario e riconoscibile che le caratterizza ancora oggi. Ispica, che al momento dell’istituzione del sito non sentì l’urgenza di farne parte, vuole rientrare nel gruppo grazie ai suoi monumenti barocchi tra cui il pregevole Loggiato del Sinatra (foto) che abbellisce la Basilica di S. Maria Maggiore e la chiesa dell’Annunziata. Il sindaco Pierenzo Muraglie
.
Primo passo avanti ieri presso l’assessorato regionale dove il sindaco Pierenzo Muraglie e l’assessore al Turismo Giuseppe Pluchinotta, accompagnati dal prof. Aurelio Angelini, Direttore della Fondazione Patrimonio Unesco, hanno incontrato l’assessore regionale ai Beni Culturali e Identità Siciliana, Sebastiano Tusa, al quale hanno esternato la ferma volontà di intraprendere l’ importante percorso. Il primo passo è la formalizzazione dell’istanza e l’incarico tecnico per la redazione del dossier. «L’inserimento di Ispica nel circuito delle città tardo barocche del Val di Noto –dichiara l’assessore Pluchinotta– oltre a riconoscere alla città la sua storia ed il suo inestimabile patrimonio artistico, avrebbe certamente risvolti positivi per il settore turistico poiché le attribuirebbe una posizione privilegiata negli itinerari turistici regionali nonché tra i piani di finanziamento per il recupero dei centri storici e dei relativi Beni culturali, con innegabili benefici economici e sociali».