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Venerdì 18 Agosto 2017 - Aggiornato alle 13:30 - Lettori online 890
COMISO - 11/04/2017
Attualità - Il problema dei rifiuti sotterrati in contrada Porrazzito

Nuovo allarme per la "Terra dei fuochi" a Comiso

Da tempo i residenti temono anche per la compromissione delle falde acquifere che servono le case Foto Corrierediragusa.it

È tornato a riunirsi il Comitato «No terra dei fuochi a Comiso» per chiedere ancora una volta la bonifica del sito di contrada Porrazito-Cifali e richiamare l’attenzione delle istituzioni politiche e governative per risolvere il problema di inquinamento del suolo e dell’aria che esisterebbe nella zona. I residenti infatti già nel 2014 si erano riuniti nel comitato cittadino quando dal terreno si erano originati dei fumi giudicati pericolosi per la salute. Erano infatti state rilevate sostanze altamente inquinanti, precursori di diossina che l’agenzia regionale per l’ambiente aveva definito potenzialmente cancerogene. Un caso che aveva fatto parlare di «Terra dei fuochi» iblea. In particolare, in seguito ad un rogo estivo, gli agenti inquinanti che l’Arpa ha accertato trovarsi all’interno di una delle tre cave di pietra autorizzate dal distretto minerario di Catania per l’estrazione del pregiatissimo marmo, misero in moto una lenta combustione sotterranea.

Il comitato cittadino aveva presentato un esposto in procura da cui si avviarono delle indagini. Adesso però, denunciano i residenti, a distanza di quasi tre anni la bonifica non è stata ancora effettuata. «Ai sensi del Testo Unico per l’Ambiente – spiegano dal comitato - onerato a bonificare è il responsabile dell’inquinamento ma, nelle more del processo penale e dell’accertamento della responsabilità penale, dovrebbe essere il comune di Comiso a predisporre le procedure di bonifica e ad anticipare le spese che poi potrà chiedere alla Regione o, se riterrà opportuno, anche al responsabile accertati dell’inquinamento. Quello a cui abbiamo assistito – aggiungono i residenti di contrada Porrazito - durante questi 3 anni di comunicazioni tra Prefettura, Comune, Procura e Regione, ci sembra un rimando di responsabilità amministrative e oneri burocratici che ci allontana dal raggiungimento del comune obiettivo della bonifica del sito».

Un problema aggravato dal fatto, spiegano ancora i residenti, che nello stesso territorio in cui sono presenti le cave, vi sarebbero anche i pozzi d’acqua comunale che forniscono da sempre Vittoria e Pedalino, oltre ad essere questa la parte di territorio dove avveniva il concentramento dell’acqua piovana quando era attivo il fiume Ippari. L’appello è dunque rivolto al comune di Comiso e alla Regione Siciliana affinchè inizino ad operare, per risolvere il problema dell’alta concentrazione di agenti inquinanti nel sottosuolo.