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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 992
MODICA - 25/10/2007
Agenda - Prosegue la mostra di Enrico Contino "Manipolaroid" al Caffè Letterario Hemingway fino al 22 novembre

Manipolare le polaroid vuol dire
"valore aggiunto allo scatto"

Una manipolazione di forme e figure che avviene nella mente di chi quell’immagine la concepisce ancor prima del ritocco eseguito dalla sua mano

Un foglio quadrato che racchiude uno scorcio di realtà: la targa di un automobile, un tulipano, la piazza di una grande città, un panorama. Fin qui tutto normale: delle semplici polaroid, semplici foto analogiche che mantengono una propria identità e una certa distanza con la «fredda» tecnologia digitale. Anche maggiore fascino.

E se nella polaroid intravediamo dei strani segni che inseguono le forme del rappresentato e sfumature che velano gli oggetti con diversi colori, allora la magia aumenta e la semplicità di una fotografia neutra che fa vedere ciò che è com’è si complica in una rassegna di realtà nuove, manipolate.

Siamo ormai abituati agli obiettivi attenti dei fotografi che riescono a cogliere l’istante perfetto (l’attimo decisivo, il momento irripetibile di Cartier-Bresson) per mostrare la vera realtà che spesso appare, altre volte no, agli occhi di tutti. Ma è raro riuscire a vedere un attimo frammentato della realtà contagiato e contaminato dalla fantasia di chi quell’attimo lo strappa al tempo e ce lo mostra. Uno schizzo dell’immaginazione, una manipolazione di forme e figure che avviene nella mente di chi quell’immagine la concepisce ancor prima del ritocco eseguito dalla sua mano. Senza l’uso presuntuoso della tecnologia.

? appena la luce si polarizza sulla carta che la fantasia del fotografo inizia a creare su quel che già vede, cercando di colmare il vuoto che prende forma. Quel vuoto da cui tutti fuggono e che, per il fotografo, in quell’istante, è l’unico oggetto da cogliere e indagare, da rubare a questa realtà troppo ridondante di informazioni, dove anche una semplice foto inizia ad essere che un mero accumulo di informazioni numeriche e dettagliatissime, esteticamente inutili.

Manipolare in questo caso non vuol dire mascherare e mascherarsi dietro la presunzione di fare apparire e apparire in maniera diversa; vuol dire immaginare per un attimo (l’attimo di uno «scatto») di poter aggiungere valore alle cose, arricchendole di desideri e colori reali soltanto nella misura in cui noi li riteniamo tali.

Attraverso le «Manipolaroid», polaroid manipolate (in esposizione a Modica presso il caffé letterario Hemingway, fino al 22 novembre), del giovane fotografo modicano Enrico Contino, i vuoti impercepiti della realtà appaiono travestiti di luci e colori nuovi che, paradossalmente, alleggeriscono e impreziosiscono le rappresentazioni. L’immagine percepita e impressa nella polaroid si mescola così a un’idea che non è dato conoscere, ma che si esplica in quel tutt’uno che non si può ammirare semplicemente senza chiedersi quanto ci sia di vero e quanto di falso.