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ISPICA - 09/04/2009
Agenda - Ispica: i fedeli condividono nello spirito il martirio della crocifissione

Il venerdì Santo di Ispica, la celebrazione di Gesù flagellato

Oggi è il giorno dei «nunziatari» che acclamano quel simulacro di Cristo vessato dal fardello di una croce
Foto CorrierediRagusa.it

I riti del venerdì Santo non sono solo vissuti dagli ispicesi come un giorno di lutto. O dell’esclusiva celebrazione di Gesù flagellato, in questo caso crocifisso, poiché oggi è il giorno dei «nunziatari» che acclamano quel simulacro di Cristo vessato dal fardello di una croce (una volta vessillo dei ricchi) custodito nella più preziosa nicchia della basilica Annunziata. Ma come un momento di profonda condivisione della passione e della morte, dopo la crocifissione del figlio di Dio.

La crocifissione di Cristo è il tema dominante del venerdì Santo. I «nunziatari» sono appunti i protagonisti, aprendo il sipario di uno dei momenti più folkloristici dedicati ai riti della settimana Santa. E calcando il palco dell’inimitabile teatro che precede la Pasqua. Coi loro fazzoletti blu, sin dalle 7, insieme coi fedeli affolleranno le navate della basilica per consegnare i ceri votivi: promesse cariche di speranza.

Il venerdì Santo è il giorno in cui i fedeli condividono nello spirito il martirio della crocifissione. «Le celebrazioni della settimana Santa – sottolinea don Giuseppe Stella parroco dell’Annunziata – conducono agli avvenimenti della nostra salvezza e redenzione, consentendo di contemplare un Gesù umiliato e sofferente nella passione, crocifisso e ucciso il venerdì Santo e, infine, vivo e vittorioso con la resurrezione. Cristo – conclude – ci ha mostrato, obbedendo al Padre, quanto il male sia sconfitto rispetto alla vita che sempre trionfa. Condividiamo con Cristo i dolori per essergli sempre vicino».

Dopo la consegna delle promesse, s’attende l’ingresso della «vara» in basilica. Sarà, l’antica tradizione tramanda, trasportata sulla spalle dei fedeli, riproponendo il tema della sofferenza, nell’attesa della resurrezione. E, nonostante migliaia di persone in quel momento affolleranno la basilica, si chiuderanno in un religioso silenzio, quando alle 11, don Stella ordinerà la «caduta delle porte»: i cancelli che circondano la nicchia di Cristo colla croce. In quel momento, simultaneamente inneggeranno:«E picciuotti: Cruci, cruci, cruci!». Un momento indescrivibile di pathos che culminerà nel ringraziamento che ciascun devoto rivolgerà al «suo» Cristo, sciogliendo i voti stretti nel passato (il rituale dura ore).

Dopo la liturgia dell’adorazione della Croce, s’attende alle 17 l’arrivo della cavalleria romana nella piazza prospiciente la basilica. Un’ora dopo, avrà inizio la processione di Cristo colla croce, preceduta dalla cavalleria, dalle delegazioni delle chiese cittadine, dall’arciconfraternita della basilica, dai giovani dell’associazione Don Bosco, dalle autorità civili e militari, dalla banda musicale e da migliaia di cittadini.

Il pellegrinaggio toccherà diversi punti della città, dove il traffico veicolare sarà interdetto: corsi Garibaldi e Umberto, vie Genova, Sicilia e Ragusa, chiesa San Giuseppe (dove la Veronica asciuga il volto di Gesù), vie Papa Giovanni 23., Dello Stadio e Sardegna, chiesa Madonna delle Grazie (dove Gesù consola le figlie di Gerusalemme), vie Trieste, Lombardia, Benedetto Croce e delle Regioni (Gesù aiutato dal cireneo a portare la croce), vie Capri, Fratelli Bandiera, Rapisardi e Duca degli Abruzzi (incontro di Gesù e sua madre, statua dell’addolorata ospitata nella basilica Santa Maria Maggiore), vie Quattro novembre, Crispi, Venti settembre, Roma, Manzoni, Cantù, Goldoni, Barriera (momento di preghiera di fronte ai resti dell’antica chiesa dell’Annunziata nel sito archeologico della Forza), e infine corso Vittorio Emanuele.

La processione avrà fine a mezza notte circa. Poco prima, dopo la sosta di preghiera, inizierà il tratto più faticoso della processione: la salita dalla Barriera. In quei momenti risulta immane lo sforzo compiuto dai «portatori nunziatari» che conducono sulle spalle il simulacro di Cristo colla croce. Stremati dall’ultima fatica e coi muscoli doloranti, raccolgono ancora le forze residue per ultimare la processione coi tradizionali «giri» all’interno della basilica. Per l’ultima volta, i fedeli lo invocheranno, mentre Cristo colla croce sarà deposto nella sua nicchia.